Sappiamo tutti che la situazione economica e sociale della nostro Italia non va bene, ma quando ci imbattiamo nei numeri l’effetto è molto più forte.

L’altra mattina mi ha colpito un servizio di Mattino5 sugli italiani che, senza casa e senza lavoro, vivono chi in vecchie roulotte, chi in auto, chi (come una coppia di anziani) in un box auto 2,50 X 5, ovviamente senza aria, senza luce, senza acqua, senza servizi igienici. Nello stesso servizio si evidenziavano alcuni numeri, tra cui quello dei 50mila appartamenti vuoti e, peggio ancora, delle altre 50mila case popolari non assegnate e ogni giorno a rischio di occupazione abusiva. Poiché il caso della coppia di anziani nel box è di Milano, è stato fatto presente che, nell’ultima graduatoria di assegnazione delle case popolari, ai primi 200 posti troviamo 136 appartamenti assegnati a extracomunitari; e i servizi sociali del capoluogo lombardo assistono per il 60 per cento stranieri. Se si considera che gli stranieri sono l’otto per cento della popolazione italiana, si deduce che quell’otto per cento si “pappa” il 70 per cento delle case popolari e il 60 per cento dell’assistenza sociale.

Vi sembra ancora pazzesco o razzista quando qualcuno lancia lo slogan “Prima gli italiani”? Tutto questo in un Paese che vede 12 milioni di pensionati (20 per cento della popolazione totale) prendere meno di 750 euro al mese; dove esistono le baby-pensioni che sino ad ora sono costate 150 miliardi; e innalza l’età pensionabile a 67 anni condannando i giovani a non lavorare mai.

I numeri sono numeri, e non dobbiamo neanche assuefarci e perdere il senso delle cose. Si parla sempre di disoccupazione giovanile (e non solo…) ma posso ripetere anch’io che la media europea dei disoccupati è del 18 per cento, mentre in Baviera è del due per cento e in Italia del 35? Ma c’è di più: il 35 per cento è la media italiana mentre al Sud (Sicilia e Calabria in primis) è tra il 55 e il 57; e (attenzione!) a Taranto, che è la mia amata-amara città, la disoccupazione giovanile è al …61 per cento. Posso dirla tutta? Ho fatto due conti. Taranto oggi ha poco più di 190mila abitanti; dalle ultime indagini demoscopiche risulta che il totale dei disoccupati è di 78mila ai quali bisogna aggiungere 38mila inoccupati: e sono già 116mila. Metteteci ora qualche decina di migliaia di bambini e ragazzi; metteteci una massa enorme di pensionati e chiedetevi con me: ma chi cacchio lavora in questa città?!

 

 

SE QUELLA E’ FEMMINILITA’…

Mi piace quando un giornale, documenti alla mano, svergogna le bugie di un altro giornale. La Verità di giovedì 9 scorso metteva in prima pagina due foto di pagine de La Stampa. Nel titolo in prima pagina si leggeva: “Le associazioni gay: denunce (per omofobia – ndr) in costante aumento”; il titolo all’interno recitava: “Omofobia, la legge dimenticata. E’ ferma in Senato da quattro anni”. Ebbene, La Verità diretta da Maurizio Belpietro smentiva tutto questo allarmismo tendente a sollecitare il Parlamento ad approvare questa strana legge, e dava i numeri veri: dal 2010 ad oggi si registrano appena dodici denunce all’anno in tutt’Italia per omofobia, e le aggressioni a gay e trans “sono calate da 58 nel 2014 a 13 dall’inizio di quest’anno”. Insomma, in questo mondo alla rovescia, se non si esagera non si è contenti. Scrivevo prima di legge “strana” perché, a mio avviso, lede il principio costituzionale dell’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge: nessuno ha in cantiere una legge contro…l’eterofobia.

Senza astio, ma con rispetto verso ogni normalità tanto etero quanto omosessuale, segnalo l’ultima follia: una nota marca di abbigliamento femminile ha affidato i propri spot pubblicitari a Vladimir Luxuria, al secolo, all’anagrafe e per la medicina ufficiale, signor Vladimiro Guadagno di Foggia, di sesso maschile. Lo spot è tutto improntato alla “femminilità” e dovrebbe servire a vendere gli abiti a signore e signorine. Per me può anche andare bene se le donne sono felici di far rappresentare la loro femminilità da un signore col pene, ma siccome anch’io sono libero delle mie scelte, vi assicuro che non comprerei mai un capo d’abbigliamento per uomo che fosse pubblicizzato da una lesbica truccata e vestita da uomo che propaganda la... “mascolinità”.

 

Antonio Biella

 

 

 

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