Il consigliere regionale di Direzione Italia, Renato Perrini, si scusa per aver perso la pazienza e aver alzato la voce dopo l'ennesimo Consiglio regionale inutile

Mentre a Taranto scoppia la questione Ilva, la Regione si attorciglia ancora una volta attorno a nomine e decisioni di certo meno importanti della vertenza lavorativa e ambientale che investe il capoluogo jonico da decenni. Anche oggi abbiamo assistito al solitio teatro, ovvero i problemi interni alla maggioranza che schiacciano la Puglia e non le permettono di affrontare i temi emergenziali.

Oggi avevo presentato, a nome del gruppo di Direzione Italia, un Ordine del Giorno inerente agli ultimi fatti, gli esuberi presentati da Mittal, il non rispetto delle tutele contrattuali per i lavoratori che restano nell'acciaieria e la crisi dell'indotto. E lo avevamo presentato per trovare insiemi ai colleghi consiglieri una linea comune da seguire in merito al dramma di lavoratori e comunità tarantina. Nulla di tutto questo è stato possibile perché dopo ore di attesa siamo entrati in aula e non c'è stato il numero legale per avviare il dibattito. Seduta sospesa e rinviata a data da destinarsi. Ho alzato la voce in Consiglio, e me ne scuso, ma quando ho capito che per l'ennesima volta Taranto veniva messa da parte perché la maggioranza di centrosinistra ha ben altre "vertenze" da far quadrare al proprio interno, ho perso la pazienza.
 
Oggi è apparso chiaro: il centrosinistra ha getto la maschera e ha indirettamente dichiarato che le nomine sono più importanti dell'Ilva.
 
Bari, 10 ottobre 2017

 

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