La catastrofe è servita. La Am InvestCo (ArcelorMittal e Marcecaglia) che ha rilevato l'Ilva ha preparato un piano di rilancio che prevede il taglio di 4000 lavoratori, attestando a circa 10mila il numero di chi verrà riconfermato. I lavoratori che verranno assunti ex novo, saranno selezionati previa accettazione delle condizioni imposte dall’aziende, con sottoscrizione di verbale di conciliazione tombale. E questo è il ben servito ai lavoratori diretti. Già, perché l’appalto non se la passa affatto meglio; parliamo infatti di circa 6 mila lavorati delle ditte dell’indotto, aziende che oramai ricevono solo “paghette” dalla gestione commissariale Ilva, quando accade, e che hanno accumulato ritardi di almeno 180 giorni sulle fatture. In pratica mezzo anno di mancati pagamenti. In tutto questo le Banche rifiutano ogni interlocuzione ma le tasse devono essere pagate perché per loro nessuna forma di tutela è stata attivata. E’ piuttosto chiaro che se le aziende entrano in crisi, chi ne subisce le conseguenze sono i lavoratori e le loro famiglie. Nessuno sembra aver compreso che qui non si tratta di salvare solo le imprese ma anche e soprattutto i dipendenti il cui rischio licenziamento è dietro l’angolo. Insomma siamo vicini al baratro. Se non mi stupisce l’atteggiamento del Governo, che sembra aver totalmente sottovalutato l’aspetto occupazionale, tranne lanciare qualche comunicato propagandistico (non che l’aspetto ambientale sia stato mai definito con chiarezza), ciò che più di ogni cosa mi fa pensare è l’assenza, o il silenzio chiamiamolo come vogliamo, della Regione Puglia. Dov’è? Che dice? Che posizione prende? E se anche parla come si attiva per fare un pressing istituzionale energico e incisivo? La settimana prossima depositerò un’interrogazione diretta al Presidente Michele Emiliano, mi sembra che sia arrivato il momento di affrontare queste questioni in aula guardandoci negli occhi. Lo chiede la città di Taranto, lo chiedono le migliaia di lavoratori del siderurgico. 

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