E’ davvero una vergogna – per di più passata sotto silenzio – la decisione del governo Gentiloni che qualche giorno fa ha varato un provvedimento sostanzialmente contro le vittime di femminicidio e i loro orfani. La presidenza del Consiglio dei ministri ha deciso di presentare appello contro la sentenza del Tribunale di Messina che recentemente ha condannato due pubblici ministeri per non essersi adoperati per evitare ciò che poi è accaduto: l’omicidio di una donna per mano del marito violento. La donna, siciliana, aveva sporto ben dodici denunce, descrivendo anche il coltello col quale il marito l’aveva minacciata di morte: lo stesso coltello col quale, alfine, è stata uccisa. Il tribunale competente, dopo cinque anni, nel giugno scorso aveva deciso per la condanna dei due pm al risarcimento dei danni in favore degli orfani della donna, soldi che sarebbero stati pagati non dai due magistrati resisi responsabili di “dolo e colpa grave nell’inerzia”, ma dallo Stato, ovvero da quei soliti “cornuti e mazziati” di contribuenti. Ed ecco il colpo di scena: il governo del Conte Gentiloni ha fatto ricorso contro dei poveri orfani e non una voce si è levata, una voce di quello sdegno tanto abusato dalla nostra smandrappata sinistra. Laura Boldrini non pervenuta, così come Renzi e Maria Elena Boschi sempre in prima linea a sciacquarsi la bocca (ma giusto una sciacquata) sui temi in favore delle donne.

MIGRANTI: “GIOCO” DEI BUS VENTIMIGLIA-TARANTO

Migranti scarrozzati in pullman su e giù per l’Italia lungo l’asse Ventimiglia-Taranto anche per più volte. Tutto a spese del solito fesso: il tartassato contribuente italiano che se prende un bus cittadino senza biglietto viene colpito da una multa stratosferica. Lo ha rivelato un reportage di Danilo Lupo, trasmesso martedì sera nella puntata di “In Onda” su La7. Il “gioco”, oltre ad essere francamente idiota, costerebbe all’incirca sette milioni di euro (14 miliardi di vecchie lirette). Funziona così: i migranti arrivano in Italia sulle coste del Sud. Di qui, con mezzi di fortuna ma sempre a sbafo (treni, pullman, autostop) molti di loro arrivano a Ventimiglia. Alla frontiera con la Francia, vengono respinti dalla gendarmeria (16mila dall’inizio dell’anno) che fa le cose per bene, consegnandoli alla polizia italiana. Questa, per regolamento, deve rispedirli con autobus all’hotspot più vicino che è quello di Taranto a 1200 chilometri. Arrivati nella città dei due mari, i migranti si dileguano e molti ritentano la sorte raggiungendo nuovamente Ventimiglia. E qui il gioco continua. Alla frontiera si registrano anche duecento respingimenti al giorno, e alcuni sono strati rispediti a Taranto anche tre volte. Marcondirondirondello, che bel divertimento…Ma sono gli altri Paesi che sono troppo dritti, o siamo noi italiani che siamo troppo fessi?

RAI: PIU’ CANONE, MENO STAR, PIU’ DEFICIT

Io ci rinuncio, vedete se ci capite voi qualcosa. Partiamo dal fatto che dallo scorso anno paghiamo il canone con la bolletta dell’energia elettrica: recuperando l’evasione, la Rai ha incassato molto di più. Aggiungiamo che dalla Rai sono stati cacciati o sono andati via un po’ di star, soprattutto dell’informazione: fatti fuori gli sgraditi Nicola Porro (notoriamente di destra…eccheccacchio!), Giovanni Floris, Massimo Giannini, Daria Bignardi, La Gialappa’s, Savino, Andrea Salerno, Zoro,  Massimo Giletti, ed è con le valigie pronte persino la regina delle inchieste, Milena Gabanelli. I maligni dicono che sono stati fatti fuori tutti quelli sgraditi al “bullo di Rignano sull’Arno”. Unico cocco di mamma è Fabio Fazio che ha spuntato un aumentino, appena 11,2 milioni di euro in quattro anni e la cui trasmissione, tutto compreso, costa circa 80 milioni. Guarda caso, più o meno la stessa cifra che il nuovo direttore generale Rai, Mario Orfeo (soprannominato “Morfeo” per il suo aplomb veterodemocristiano) ha annunciato come deficit per il prossimo anno. Insomma, alla Rai più soldi, meno star e più deficit: tipico esempio di azienda pubblica italiana. E se, non potendo fare lo sciopero del canone, facessimo lo sciopero degli ascolti?

SCANDALO! SLIP FASCISTA IN PISCINA

Una azienda toscana ha dovuto ritirare dalla circolazione alcuni slip da bagno che avevano creato scandalo nella piscina comunale di Empoli. Gli slip incriminati - indossati da alcuni atleti in vasca – erano di colore nero, con un piccolo tricolore di lato e, dietro, la vistosa scritta bianca “Boia chi molla”. La denuncia è stata fatta da uno di quei comitati di “resistenti” che vivono, ormai, di queste cose. Il titolare della ditta che li ha prodotti ha reagito parlando di “Polemiche stupide, la scritta “Boia chi molla” era un’incitazione per gli atleti”. Marginalmente, vorrei osservare – in un rigurgito di fascistico maschilismo – che non mi piace quella scritta sul sedere: Il “boia chi molla” va messo sul davanti!

Antonio Biella

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