QUANDO CI FERMARONO TUTTI PER UN TRIANGOLO

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Negli anni Sessanta il Codice della Strada rese obbligatorio avere a bordo di ogni veicolo il “triangolo”, mitico attrezzo per segnalare la presenza di un veicolo fermo.

Chi ha l’età giusta ricorderà che, per costringere  gli italiani a dotarsi del semplice strumento di segnalazione, le forze dell’ordine per mesi non fecero altro che fermare tutti gli automobilisti. Dopo “Patente e libretto, prego”, “Faccia vedere il triangolo” era la frase classica. Chi non l’aveva, pagava una multa molto più salata del costo del piccolo attrezzo. Ma ricordate? Tutti fermavano tutti: Vigili urbani, Polizia stradale, Carabinieri, Guardia di Finanza. Ripensavo a questo l’altro giorno quando il  figlio di un boss siciliano, imbottito di cocaina e alcol, ha travolto e ucciso due cuginetti seduti davanti alla porta di casa; quando un padre imbecille ha ucciso un figlio e ridotto in coma un altro perché guidava come un pazzo facendo una diretta facebook conclusa con lo sbandamento dell’auto e lo schianto; quando l’ennesimo camionista rumeno ubriaco ha lanciato il tir contromano sull’autostrada. E mi fermo qui. Siamo sempre più circondati da automobilisti ubriachi e drogati e non si vede più una pattuglia di qualunque forza dell’ordine che effettui un posto di blocco e dei controlli a campione. Hanno inasprito le pene per chi telefona in auto ma almeno nella mia città, Taranto, un automobilista su due continua a telefonare; moltissimi digitano  messaggi; e vedere un motociclista col casco è come vincere un terno al lotto.

A PROPOSITO DI PENE

L’altro giorno  le Camere hanno definitivamente approvato la legge “codice rosso” che  tutelerà maggiormente le donne dalla ormai dilagante e insostenibile violenza sulle stesse. Una legge che tutti invocavano da tempo. Ebbene, i parlamentari del Pd e quelli di Liberi e Uguali (compresa madame Boldrini) hanno votato contro con la stucchevole motivazione che si poteva fare “meglio”. Forse non conoscendo il motto “il meglio è nemico del bene”, nel senso che per fare “meglio” non si fa neanche il “bene”. Ma gli italiani, e le donne in particolare, questi giochini dovrebbero ricordarseli al momento delle votazioni.

AIUTO, NON FACCIAMO PIU’ FIGLI!

La denatalità italiana ha tenuto banco, nei giorni scorsi, su tutti gli organi d’informazione e da ogni parte si sono alzati alti lamenti. Solita solfa. Ma una seria politica per la famiglia e per la natalità non si fa mai, governo dopo governo: bonus e pannicelli caldi di vario tipo ma niente di serio, mentre sui prodotti per neonati lo Stato continua a succhiare il 22 per cento di Iva. Nell’eccitazione generale, qualcuno ha anche ricordato che la stessa Istat ha certificato che fra il 1990 e il 2017 abbiamo perso oltre tre milioni e 384mila nuovi cittadini italiani. Sono gli aborti. Forse anche per evitare  le interruzioni di gravidanza, lo Stato potrebbe fare di più aiutando le donne e le famiglie in difficoltà.

CONDANNATI A MORTE

La settimana scorsa è stato condannato a morte un uomo nella civile Inghilterra. E la condanna è stata eseguita privandolo di cibo e acqua. Si trattava di Vincent Lambert, un uomo da tempo in coma, ritenuto da un giudice  come “inutile destinatario di cure”. Non è il primo e, temiamo, non sarà l’ultimo. Già si propone il nuovo caso inglese di una bambina di cinque anni, Tafida Raqeeb, in coma da febbraio scorso. L’ospedale pediatrico Gaslini di Genova si è offerto di tenerla in vita e curarla, ma per il momento il giudice londinese ha rifiutato. Tafira deve essere uccisa “per il migliore interesse del minore”.  Non vi ricorda niente tutto questo? Heil! Gente.

Antonio Biella