PERCHE’ IL PAPA NON FA IL PAPA?

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Ci risiamo con le stramberie di Papa Francesco. Nei giorni scorsi ha fatto scalpore un video che ha fatto il giro del mondo: alcuni fedeli cercavano di baciare la mano al Papa (meglio: l’anello di San Pietro!) e lui ritirava bruscamente la mano. Ovviamente, in questo mondo senza più riferimenti precisi, il gesto ha suscitato una grande simpatia soprattutto fra non cattolici, atei, comunisti d’ogni risma ed epoca: di tutto quel mondo, insomma, che non fregandosene niente di Cristo e della Chiesa, plaudono a questo Papa che appare preoccupato più a sembrare “simpatico” piuttosto che a rappresentare degnamente la bimillenaria tradizione della Chiesa cattolica. Tradizione  che nel nostro caso si rifà alla prima Chiesa degli apostoli che si rifacevano direttamente all’esperienza dell’incontro con Gesù Cristo.

A soccorrermi in questi pensieri da “cattolico militante ma perplesso” è venuto l’amico Paolo Solito che di queste cose se ne intende davvero, con il seguente messaggio: “Qualcuno gli spieghi ( aPapa Francesco – ndr) che al Papa si bacia l’anello non per farlo contento ma per: 1 – lucrare le ampie indulgenze collegate; 2 – ossequiare dovutamente il vicario di Cristo e sommo pontefice della Chiesa universale. Impedendo ai fedeli di non farlo non sta facendo loro un favore e non li sta beneficando, al contrario. I bacetti sulle guance non sono indulgenziati e non esprimono il rispetto e la devozione dovuti al successore di Pietro. Per secoli ai fedeli e anche agli ecclesiastici era consentito solo di baciare il piede del Papa; il bacio dell’anello era un privilegio riservato a sovrani, cardinali, vescovi, principi del sangue, non era certo una umiliazione o una punizione. Ma le sa queste cose, o in Argentina non sanno come funziona la Santa Sede?”

Ecco così stanno le cose, piaccia o non piaccia agli sgangherati progressisti legati ai miti di un Sessantotto demolitore di ogni autorità e di ogni dignità. Forse è a questi plaudenti atei estranei alla Chiesa che si riferiva Papa Francesco quando, di recente, ha affermato: “Meglio atei che cattivi cattolici”. Io, che papa non sono,  mi permetto di dissentire in qualità di peccatore e quindi di cattivo cattolico perché al peccato si rimedia con l’invocazione della Misericordia divina (il “felice colpa” di Sant’Agostino); mentre al rifiuto di Cristo non c’è rimedio. Io, cattivo cattolico, guardo sempre con commozione la foto incorniciata del momento in cui (cinque mesi prima della sua morte) baciavo piangendo la mano di San Giovanni Paolo II.

INCORREGGIBILE  COMPAGNO D’ALEMA

Ma questi non cambiano mai? Il compagno D’Alema, rottamato e bollito, autore di decenni di fallimenti politici, invece di rassegnarsi ai giardinetti cerca ogni spazio per mettere in mostra l’antica alterigia comunista. Lo spazio l’ha trovato in una intervista al sito di Michele Santoro (il “Michele chi?” del veltroniano  presidente della Rai Enzo Siciliano) dove , arricciando il baffetto ferroso nella consueta mossa di disgusto e superiorità, ha detto: “E’ stupefacente che una personalità rozza come Matteo Salvini possa godere  di una qualche popolarità in un Paese civile come l’Italia”. Io capisco l’attacco all’avversario – ora vincente – Salvini: ci mancherebbe! Ma perché insultare gli italiani che votano difformemente dai desiderata di D’Alema? Perché esporsi a un tale penoso esercizio di disprezzo della democrazia?

Mi ricorda una vecchia storia del dopoguerra. Si raccontava che un dirigente del Pci, credo di ricordare Pajetta, giunse in un paese per la campagna elettorale. Prima del comizio, il segretario locale gli disse: “Ti avverto che qui la situazione non ci è favorevole…”. E Pajetta gli rispose lapidario: “La situazione non ci ha capito!”

Antonio Biella